
Fairy Tale
Dal momento che si tratta di una rubrica che ha per tema le favole, direi di partire da dove tutto comincia.
Quando una storia viene raccontata.
Già perché prima che i narratori cominciassero a comporre i libri, la favola veniva trasmessa oralmente. Nei villaggi di campagna, dove pochi sapevano leggere e scrivere, le storie trovavano spunto dalle leggende e nelle tradizioni popolari. E venivano raccontate oralmente dagli anziani o dalle figure più di rilievo, come gli uomini di Chiesa.
Si trattava di un momento speciale: per i piccoli ma anche per gli adulti, che avevano occasione di imparare e di sentir parlare di luoghi fantastici e di personaggi interessanti.
Un modo per far evadere la mente dalla quotidianità del lavoro.
Nell’opera di Daniel Maclise, “Un Racconto di una notte d’Inverno“, lentamente, senza essere visti, assistiamo proprio ad una famiglia riunita accanto al fuoco mentre la nonna racconta e mima con le mani. La notte invernale traspare silenziosa da una finestrella sulla sinistra. E l’ambiente in confronto ci appare subito caldo e raccolto.
Bellissimo il dettaglio dell’ombra della nonnina sul paravento, che la fa sembrare allo stesso tempo l’anziana presenza familiare ma anche un personaggio delle sue stesse storie: la vecchia con l’arcolaio.
Il potere della fiaba risiede innanzitutto nella capacità del narratore di suggestionare.
Del pubblico di lasciarsi incantare. E man mano la storia cambia forma, si trasforma anche in base al paese e al periodo.
Una fiaba ha il proprio corpo nel libro, ma la propria anima nella tradizione orale.
Fairy Tale – “Un Racconto di una notte d’Inverno”
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