- 1:INTRODUZIONE

Foto © Agostino Osio
Le parole sono importanti. Esprimono concetti, suggeriscono sensazioni, aprono la memoria, fanno partire le idee. Come ad esempio “L’infinito in una crepa, la soglia verso la meraviglia”.
Concetto stuzzicante, vero?
Nel regno del paradossale, una parola può suggerire anche due concetti opposti, senza accorgersene. “Dipende dal contesto in cui viene usata” direte voi. In parte giusto, ma non del tutto.
In verità, dipende a quale orecchio la parola arriva. Se paragoniamo la mente umana ad una casa e la parola ad una chiave, essa aprirà alcune porte piuttosto che altre. Ma in un’altra casa, porte diverse. Questo è il potere dei processi cognitivi in relazione al singolo individuo. Questo è il segreto della libera associazione.
Prendiamo la parola “crepa”
Subito può suggerire rottura, qualcosa di fallato, di non integro. Da lì, uno schiudersi ad altre parole: distrutto, inservibile, crepato, da buttare, brutto, inutile, da comprarne uno nuovo, da riparare, brutto da guardare.
Una crepa in un muro, o nel pavimento, è una superficie con un buco. Fine della storia.
Tuttavia, un buco è cavità, apertura.
Già alla parola “apertura”, le cose possono cambiare.
Le associazioni possono variare verso altri lidi, magari più positivi. Una fenditura attraverso cui passa l’aria, o la luce. Un’idea di squarcio nella superficie piatta che, usata metaforicamente, può essere una via di fuga dalla monotonia, una speranza dal piattume.
Una crepa è una ferita della materia.
Alla parola “ferita”, altro mondo ancora. Può essere un buco in testa dopo un brutto incidente, una lacerazione della pelle dopo un taglio.
Notare che in poche righe, tutte le parole in grassetto– e i concetti annessi- sono state tirate fuori solo dalla parola di partenza “crepa”.
La capacità di riflettere sulla profondità delle parole e delle cose intorno a noi, è un dono dato a ogni individuo, ma riservato a chi desidera farlo per cercare di andare oltre la superficie dell’ovvio.
Invece, la libertà di farlo può essere data da coloro che, con il proprio lavoro, stimolano e aiutano l’immaginazione, la profondità e la sensibilità delle persone.
Questo è il lavoro dei sognatori, degli artisti, dei creativi e di chi riesce a farsi ascoltare senza usare la polemica per farlo.

Performance di una pianta 2013/ 15 scarti di opere in calcestruzzo e pianta spontanea 150 x 150 circa, altezza variabile. Collezione Agi Verona
Foto © Valentino Albini
DOMANDE ALL’ARTISTA:
- PARLANDO LIBERAMENTE, DI PRIMO IMPATTO, A TE LA PAROLA “CREPA” COSA SUGGERISCE?
<<A questa prima domanda, dopo aver letto fin qui quello che hai scritto, voglio rispondere in modo sintetico proprio per dare la sensazione di quelle che possono essere le analisi infinite che in me scaturisce la riflessione sulla crepa: la parola crepa di primo impatto mi suggerisce l’intero processo dall’ inizio alla fine, dalla fine all’ inizio, come togliere dalla parola la lettera P per poi rimetterla nuovamente in un moto perpetuo.>>

Performance di una pianta 2013/ 15 scarti di opere in calcestruzzo e pianta spontanea 150 x 150 circa, altezza variabile. Collezione Agi Verona
Foto © Valentino Albini
- 2: L’ARTISTA E LA CREPA
L’intenzione di questo pezzo è di parlare proprio di una di quelle persone che, attraverso il proprio lavoro, fa in modo che le parole, le cose e le sensazioni con cui entriamo in relazione quotidianamente, acquistino maggiore significato.
L’incontro con l’artista Andrea Francolino avviene, prima ancora che con lui, con il suo lavoro. Scoprire il tema della crepa in un periodo claustrofobico come quello dello stare a casa, rappresenta una opportunità unica di parlare di più cose, unite dal filo delle corrispondenze. Noi crediamo fermamente in questo.
L’artista (Bari, 1979) lavora in particolare con la materia e l’installazione, spesso in grandi luoghi di aggregazione o in spazi di uso comune: il valore dell’installazione ha un contenuto simbolico in relazione al luogo e ai materiali e nelle sue opere è sempre presente una riflessione fra la natura che ospita, l’uomo che modifica, che esiste o che invade e l’oggetto che determina il punto di unione fra i primi due.
Nel 2018 Francolino compie un lavoro concettualmente “monumentale” presso Spazio Aperto San Fedele di Milano, in cui una fessura del muro viene rivestita di oro, in una splendida citazione dei Kintsugi giapponesi (l’arte di riparare le fessure con l’oro). La mostra si intitolava Intra Materia Natura Infinita, senza virgole. L’infinito in una crepa.
Il lavoro sulla crepa è un lavoro sul suo concetto e sulle sue molteplici possibilità. Diventa un centro catalizzatore di riflessioni infinite, esattamente come per noi la sua parola.
Queste riflessioni possono partire dalla materia o dalle idee. Accade come con le parole in grassetto: da esse si aprono vie di contatto immense per parlare di ogni genere di argomento, con la consapevolezza di aver fatto un passo in più verso l’elaborazione di un concetto.
Per Francolino la crepa è un dettaglio di un mondo in divenire; il segnale che non solo la materia intorno a noi, ma anche che noi stessi e le nostre vite, sono vive, si modificano, si spostano e, a volte nel farlo, si frantumano. E’ un segnale della fragilità a cui siamo soggetti.
Questo concetto descrive la crepa da un punto di vista principalmente materico, il quale rappresenta solo la punta di un iceberg. Come detto, questa idea nella sua semplicità, può arrivare dappertutto.
Una parte illuminante del lavoro, è l’intenzionalità a lasciare che questo mare infinito di possibilità sia fruito dalle persone in un modo totalmente personale e soggettivo, prima di evolvere in una ripartenza e in una resa finale.. Questo tipo di artista si può definire generoso, poiché lascia che sia il suo pubblico a trarre i benefici dalle proprie opere, senza imporre un diktat estetico che spesso è troppo complicato per gli utenti non avvezzi all’arte contemporanea.

La crepa per lui può essere l’inizio e la fine di molte cose. Può rappresentare la sconfitta materica, così come la vittoria concettuale. Le crepe che trova e che “prende”, le lascia naturali e senza artifici.
Per questo motivo, nei giorni della quarantena, è stata lanciata l’iniziativa “#LAMIACREPA” sulle piattaforme social. Per permettere a chiunque lo avesse voluto, di proporre una crepa fisica ma in realtà di condividere la propria crepa emotiva.
Sebbene l’idea risalga a due anni prima, non credo vi sia momento migliore per parlare del lavoro di Andrea. Vivere per la prima volta in una situazione come quella di una pandemia, non ha solamente cambiato la storia e il modo di vivere: ha messo in luce, in maniera assolutamente democratica, quanto l’essere umano sia realmente fragile.
La gente si è sentita scoperta e vulnerabile e, benché le tragedie, i problemi e le cose brutte succedano a tutti, queste rimangono racchiuse in una dimensione privata. Per la prima volta, i muri delle fragilità, delle paure collettive, della diffidenza verso chi ti cammina accanto, sono emerse in maniera incancellabile.
Esiste una straordinaria coincidenza tra il lavoro di questo artista e il momento attuale.
La crepa, in questo specifico momento storico e sociale, può essere l’emblema della mostrazione tattile della consapevole vulnerabilità umana.
Può essere questo: il dato materico di un mondo fragile in movimento e in divenire. Il centro nevralgico delle contraddizioni fisiche e mentali del mondo e dei suoi abitanti. I fianchi vulnerabili della collettività. La vulnerabilità (o meglio la consapevolezza) di tutto ciò che è l’essere umano di fronte alla volontà della Natura.
La crepa può costituire infinite diramazioni concettuali, anche se di fronte a questo tipo di situazione è inevitabile che sconfini nella visione più sensibile dell’individuo e della collettività che percepisce questa stessa debolezza e contraddizione. Il modo di reagire dell’uomo proprio di fronte a ciò che la Natura è, fa e agisce è il punto iniziale di questo tipo di ricerca e l’infinito processo riflessivo che ne consegue.
Perché parlare di contraddizioni? Per due motivi:
Primo: perché, come già detto all’inizio dell’articolo, una parola racchiude un concetto che volendo si ramifica in una serie ampia di significati i quali possono essere anche in contraddizione fra loro. Crepa può essere apertura ma anche chiusura.
Secondo: perché l’uomo è una contraddizione vivente. Urla di volere la libertà dalle restrizioni, ma non appena è fuori comincia a lagnarsi che il mondo fuori non è sicuro e che la gente dovrebbe essere più responsabile (questo nell’esempio specifico del tema “pandemia”).
Tutta la poliedricità del lavoro di questo artista, oltre alla generosità, reca con sé anche un’ulteriore opportunità: una prospettiva positiva per il futuro, una possibilità di miglioramento, date appunto da questa capacità di riflettere sulle cose che da “storte” diventano dritte, basta guardarle da un altro lato, in cui la crepa è apertura invece di chiusura.
Anche se così non fosse, l’individuo umano ha bisogno di poterci credere. Soprattutto, quando in una crepa, ci si può leggere anche un trauma.
L’infinito in una crepa.

DOMANDE ALL’ARTISTA:
- RIGUARDO ALLA TUA DISPONIBILITA’ NEI CONFRONTI DEL TUO PUBBLICO, PERCHE’ DOVREBBERO CONDIVIDERE LE LORO CREPE CON TE? CON QUALE OBIETTIVO?
<<Con l’esternare piuttosto che il contrario. In genere, l’artista propone e attende che un pubblico sposi e condivida una ricerca portata avanti. Nel momento iniziale della quarantena ho notato subito tanta compulsione da parte dell’arte e dei suoi operanti di proporre ed esternare; per questo ho pensato che se avessi fatto qualcosa, avrei seguito meccanismi che partivano al contrario e avrei invitato lo spettatore ad essere colui che esternava le proprie emozioni partendo da un input di grande universalità per me: una crepa.>>
<<A molti artisti sarà capitato di aver ricevuto dal pubblico convenevoli ma anche esternazioni; ho pensato a quanto un momento unico nel suo genere come la quarantena fosse adatto a fare un passo indietro come artista per condividere le esternazioni e le confidenze altrui partendo dal pretesto della crepa. Daltronde, se il tema che affronto è universale, da chiunque può generarsi un pensiero. Poi l’originalità, la profondità, la poesia, la nuova riflessione che ne scaturisce… beh quella è un’altra storia. Credimi ne ho ricevute davvero di ogni tipo, attraverso ogni mezzo di comunicazione. Fra queste, quelle condivise a voce rimarranno solo nei miei ricordi.>>
PENSI CHE IL TUO LAVORO ABBIA AVUTO PIU’ RISONANZA IN UNA SITUAZIONE ECCEZIONALE COME QUELLA DELLA PANDEMIA E DELLA QUARANTENA?
<<Che una tale ricerca abbia coinvolto il pubblico in modo dilagante facendo emergere il lato più sensibile di molte opere, può essere una possibilità. Ma è solo una delle tante letture che possono generarsi. In realtà la mia ricerca non è spinta dall’obiettivo di prevedere eventi di cronaca. Sono gli eventi che possono scatenare una lettura tra le infinite riflessioni della mia ricerca. Ricerca che si alimenta e si attualizza automaticamente con ciò che le accade intorno. Inizialmente, per sintetizzare le infinite riflessioni che questa ricerca genera, ero solito affermare: “Guardare una crepa è come guardare l’universo, rifletto sul senso della vita e sul senso delle cose”.>>
<<I processi che attuo sono di altra “natura”, anche se magari una crepa nel parcheggio di un centro commerciale può diventare la traccia facilmente simbolica della crisi economica, rendendo figurativo un concetto ampio. Oppure, un calco eseguito passando per Notre-Dame richiama un evento di cronaca accaduto alla cattedrale. Inizialmente è la manifestazione oggettiva presente in ogni luogo del pianeta, una linearità resa diversa da ogni altra dalla genesi casuale. Questo è solo uno dei tanti aspetti che considero e che in me scatena un fascino incredibile. La Natura, tra vuoti e pieni, genera una bellezza che si cerca di cogliere nella sua essenza e di spiegare con parole o numeri; questo per comprendere ciò che si suppone sia generato da una casualità. Questo potrebbe essere magico, divino, scientifico, nessuno lo sa ma di sicuro è meraviglioso!>>



- QUALE CREDI CHE SIA IL DOVERE DELL’ARTISTA, IN UN MOMENTO COSI’ RIVOLUZIONARIO?
<<Mi auguro vi sia una concentrazione sempre maggiore verso la ricerca portata avanti da ogni artista, piuttosto che verso una forma studiata per attrarre consensi attraverso i nuovi canali di fruizione. Non con la rassegnazione ma con l’onestà, suppongo che anche questo faccia parte di un processo di inevitabile attualizzazione. Questo processo sarà parte di un’evoluzione e ovviamente ci saranno risultati densi e ricerche solide da un lato, e dall’altro, situazioni più sterili. Nel mio caso, spero che la sensibilità dei temi che riguardano la Natura, l’ecologia o la sostenibilità abbiano una coerenza di fondo nel processo attuativo che sento fondamentale. Riuscire a mantenere una forza concettuale, estetica e poetica, nonostante il limite che ci si è auto-inflitti nell’affrontare un’etica di tale portata, non è cosa da poco.>>



- 3: CORRISPONDENZA CREPA-TRAUMA
Vedere il trauma, nelle crepe di Francolino, non era per forza ovvio, ma era possibile. L’infinito in una crepa, perché non il trauma?
Il momento particolare ha richiesto la sua dose di analisi; inoltre era difficile non notare il disagio, visto che volava alto attraverso le parole di ogni persona che possedesse uno smartphone.
Mi è venuto spontaneo trovare una correlazione fra la crepa e il trauma psicologico. Tanto per cominciare perché alla radice della parola stessa crepa, vi è un significato di “rottura” e quindi trauma (dal greco).
Significa immaginare il trauma psicologico come una rottura di molte cose: nei trattati e nei libri, viene definito come la rottura di qualcosa nell’animo dell’individuo o nella sua propria sanità.
Immaginate la salute mentale come parte di quel meraviglioso meccanismo che è il corpo umano. Se qualcosa di molto grave o di improvviso o di totalmente inaspettato si frappone fra il noi e il normale andamento della nostra vita, del nostro modo di pensare e concepire, quella interruzione può essere causa di una rottura più o meno grave. Dipende da che cosa si tratta e dal tipo di personalità che si ha per poterla affrontare. Il bullismo, per esempio, per alcuni può essere un fastidio, qualcosa da ignorare o può essere una grave interruzione della serenità e del modo di concepire la scuola, fino a vederla trasfigurata in un incubo, incapaci di reagire e con un forte abbassamento della fiducia in sé.
In senso figurato, è come se la superficie liscia del nostro “marmo” venisse intaccata da una crepa che ne rende la struttura più debole o dall’aspetto meno integro.
Il problema reale del trauma, è che si tratta di una cosa che la nostra mente e il nostro corpo non accettano, poiché esso non ha un significato coerente del suo esistere.
Nei traumi più gravi e orrendi, come gli abusi, è proprio l’irrealtà della situazione che sconvolge chi lo subisce, determinando una serie di pensieri e reazioni fisiche ed emotive. La persona non riesce ad accettare e a capacitarsi di quello che sta succedendo, per non parlare della immensa paura per l’incolumità e per il rischio di morte. Vi è una interruzione di coerenza mentale, che tende a riproporsi in seguito. Credo che più o meno tutti abbiano interpretato questo virus come un qualcosa di inaspettato nello scorrere della vita….
Come poi lo abbiano percepito e affrontato, quello è un altro discorso.
Il periodo che va dallo scoppio della pandemia alla effettiva consapevolezza dell’arrivo del virus, fino alle forme di contenimento più severe, si può definire di per sé un periodo traumatico. Le persone si sono viste portare via la libertà di uscire e di lavorare per un nemico che nemmeno tutti credono che esista o di cui sottovalutano l’effettiva gravità. Un pianeta diviso fra due grandi paure:
la paura effettiva della malattia e la paura che la malattia non restituisca alle persone la propria vita, esattamente come la conosciamo.
Il tutto aggravato da un’ondata irrefrenabile di false notizie e di punti di vista mascherati da informazioni alle quali aggrapparsi.
Per questo motivo, conoscere il lavoro di Andrea Francolino in un momento di pandemia mondiale, è stato l’inizio di una riflessione che vedeva tre argomenti di grande rilevanza:
- il trauma collettivo
- il momento storico
- il suo lavoro artistico, il quale funge da filo rosso nel collegare questi tre argomenti insieme.
L’artista ha orientato l’attenzione del pubblico verso una cosa apparentemente monotematica come la crepa e le persone chiuse nella loro noia, paura, ansia, intolleranza, insoddisfazione, incertezza, hanno usato quella stessa crepa per trovare un modo di esprimere tutto il corollario di emozioni che stava loro passando per la mente. Hanno cercato di andare a fondo.
Nel trattamento del trauma psicologico o del disturbo post traumatico, diciamo non eccessivamente gravi, una delle formule di giovamento si trova proprio nella creatività, la quale crea un distanziamento dal pensiero continuo della cosa o del ricordo negativo. Sono moltissime le persone che, soprattutto in questo momento in cui le cose cominciano a riaprirsi, hanno il terrore di incappare nella incuria degli altri e di vederli come pericolosi, irresponsabili o asintomatici.
Inoltre, la creatività ha sopperito alla mancanza di attività fuori di casa, fungendo da alternativa contro la noia, soprattutto nei bambini.
Assecondare l’iniziativa di Andrea Francolino nel “mettere a nudo” le proprie crepe in un momento così denso di tensione, sicuramente ha avuto un senso e un grande effetto benefico. Il senso c’era anche due anni fa, quando il progetto ha avuto inizio, ma viverlo e interpretarlo sulla base della vulnerabilità collettiva che tutti stiamo vivendo, ne ha ampliato il valore. Lo ha reso uno strumento di descrizione del concetto di momento traumatico per chi lo ha percepito così.
La pluridimensionalità della crepa diventa una pluri-opportunità. E ha dato a noi l’occasione di poter creare una corrispondenza interessante fra la crepa e il trauma.
Tuttavia, fra le similitudini, vi è anche una differenza molto corposa: I traumi, anche i più lievi e superabili, hanno una accezione negativa. Sono ferite.
Le crepe dell’artista, anche quando hanno avuto il valore di ferita, hanno una accezione decisamente positiva. Come detto, sono un mezzo creativo, semplice e allo stesso tempo intelligente di determinare quali sono le idee nascoste dietro il concetto di “crepa” e un modo per condividere e confrontare le proprie ferite.
Sono delle opportunità.

Foto © Agostino Osio
DOMANDE ALL’ARTISTA
- COME HAI VISSUTO TU PERSONALMENTE IL MOMENTO DI CHIUSURA?
<<In questo periodo, ho spesso raccontato ciò che è capitato riguardo il progetto del percorso annuo di crepe che stavo portando avanti. Si trattava del secondo lavoro di questo tipo; dopo aver ultimato il primo nel 2016, mi ero promesso di calmarmi per progetti di questa durata. Lavorare così consiste in un impegno che ti fa andare ovunque con una borsa, il cui contenuto consiste in fogli di carta hahnemühle e polvere di cemento recuperato setacciato da macerie. >>
<<In ogni luogo in cui mi recavo durante l’anno, tracciavo le crepe che mi colpivano, per poi fermarmi con l’ultima che corrispondeva alla stessa data e (più o meno) alla stessa ora di quella iniziale, un anno prima. Partito con entusiasmo, l’opera proseguì con rigore e quando fu ultimata provai un senso di liberazione. Una gioia ritrovata dopo averla vista montata in tutti i suoi 12 metri di grandezza. Tuttavia, non contento e non coerente con quello che mi ero promesso, ho deciso che, dopo il percorso temporale nel cemento recuperato, avrei dovuto iniziare con il suo opposto nella terra. Facendo ripartire la maratona fisica ed emotiva che tale lavoro richiede.>>
<<8 Febbraio 2020, bisogna stare a casa. L’ultimazione dell’opera, prevista per aprile è compromessa. L’esterno percorribile era diventato impraticabile per chiunque e l’opera è destinata ad essere incompiuta, monca, minata nella sua integrità. Dopo due giorni di smarrimento, ho capito che proprio questa mancanza ed assenza, sarebbero potute diventare un punto di forza, nonché parte del lavoro. Il lavoro avrebbe marcato questa inevitabile condizione con un nuovo finale, invece che con la sua fine.>>
<<Senza retorica, possiamo considerarla la traccia di questa esperienza collettiva; poiché nulla emerge mai totalmente se non questo dettaglio.>>
<<Per cui, ho vissuto la pandemia come tanti: con diversi stati d’animo ma che oggi posso riassumere in maniera propositiva. Nonostante tutti debbano combattere per la ricerca di una forza interiore non così automatica. Questa deve concentrarsi proprio dalle possibilità e dalle fortune che si posseggono, piuttosto che dalle sfortune che ci sono capitate. Questo non è per fare il saggio, ma è un discorso di sopravvivenza.>>

Courtesy dell’artista
- IL TUO LAVORO E’ STATO DI AIUTO?
<<Si, molto…anche se ovviamente, date le limitazioni oggettive, l’ho vissuto e affrontato molto più in maniera teorica che pratica. Non ho voluto forzarmi ad affrettare i tempi della ripartenza e ho vissuto appieno quello che poteva venire fuori da una condizione di chiusura; guardando in faccia ogni emozione e cercando di trarvi nuove percezioni e possibilità.>>

45.513723 10.527682 – 31/1/2020 – 15.53.43 ( limiti ) – polvere di terra su carta Hahnemühle 110 x 110 cm. Courtesy dell’artista
- CREDI NELLA CORRELAZIONE FRA CREPA E TRAUMA, A LIVELLO CONCETTUALE?
<<Ho impiegato molto per far emerge (poeticamente e concettualmente) la mia ricerca in un contesto in cui la crepa è sempre stata associata a qualcosa come la rottura, il trauma o la ferita, secondo l’accezione più negativa che la tradizione le ha sempre dato. La correlazione tra crepa e trauma e dunque frattura è l’associazione più immediata senza troppe elucubrazioni. Ma spogliandola di una retorica figurativa e analizzandola in altro modo, prima di tutto essa è la manifestazione oggettiva di un divenire da cui possono partire riflessioni ampie, che possono abbracciare tante forme disciplinari; le quali mi permettono di arrivare al rapporto tra cose dell’uomo e cose della Natura.>>
<<Infatti, non mi stupisco che molte di queste domande vertano spesso su questi aspetti quali trauma, ferita, crollo etc… La mia prima opera riuscita è stata probabilmente la possibilità di analizzare la crepa partendo dalle infinite variabili che si generano attraverso una visione diversa da ciò che la tradizione le ha sempre concesso. Ha aiutato molto il mio lavoro l’ormai celebre performance di una pianta oggi visibile presso il polo universitario di Santa Marta a Verona. Questa ha spontaneamente fatto breccia in quelli che erano scarti di mie opere destinate al macero, ridando loro un senso ed un destino diverso.>>
<<Per cui la crepa prima di tutto è oggettiva, ma permette considerazioni soggettive. Le quali scatenano un coinvolgimento collettivo.>>
<<Nell’opera “caso x caos x infinite variabili“, sono riuscito a dimostrare che dalla disarmonia della rottura di un vetro raccolto per strada (il quale decretava la fine di un quadro che ornava qualche abitazione di Milano) può generarsi una armonia infinita; Come l’universo che da una collisione ha generato infinite variabili e composizioni di galassie.>>
<<Fino alle ultime ricerche. Come per i “Limiti“, in cui la crepa viene raccolta al limite di una costruzione dell’uomo prima che diventi mare, fiume, prato o bosco. Così facendo, mette di fronte a due possibilità: o che la Natura si riappropri di ciò che le apparteneva oppure che l’uomo si spinga oltre, superando un limite e dunque un equilibrio coprendola con altre costruzioni.>>
<<Penso ai “Confini” che ricalcano la crepa che liberamente procede da un lato e dall’altro di paesi confinanti. Essi sono divisi da una linea invisibile visibile solo su una cartina ridisegnata secondo eventi storici che hanno circoscritto vaste aree. Queste in Natura rimangono comunque aperte.>>

Foto © Manon Comerio
- 4: IL DOLORE MERAVIGLIOSO
Nel suo libro più noto, lo psicologo ed etologo francese Boris Cyrulnik, definisce il dolore come “meraviglioso”. Questo titolo non aveva il fine di parlare per paradossi, quanto piuttosto impostare subito la propria linea di pensiero. Nonostante egli portasse a esempio grossi traumi e forti tragedie.
Il contributo maggiore di quel libro fu riguardo la resilienza, ovvero la capacità di avere un atteggiamento positivo, costruttivo e di rinascita a seguito di un evento negativo di grande rilievo.
La resilienza viene citata come una forma di reazione nei confronti di un trauma. La più auspicabile, se così si può dire. Rappresenta un reagire positivo, anche in seguito ad avvenimenti molto gravi, che normalmente danneggerebbero l’individuo; il danneggiamento il quale avviene a livello di psiche o nella capacità di percepire la realtà, il rapporto con le altre persone o con l’ambiente circostante.
L’evento, visto dal punto di vista di un individuo resiliente, diventa addirittura una opportunità di crescita e un modo per ricominciare, migliorano anche quelle sfaccettature caratteriali che potrebbero aver causato il trauma.
Parlare di trauma come resilienza è come parlare di crepe come opportunità. Si chiude, dunque, il cerchio che era iniziato cominciando a definire la crepa partendo dalla parola.
Si può vedere l’intervento di Andrea Francolino, ma anche di altri artisti, come una forza altamente positiva nell’arrivo ad un atteggiamento resiliente in un momento come il presente.
La crepa può essere il viso della resilienza e quel “dolore” può trasformarsi in materiale positivo, in un approccio al futuro, in un modo di vedere oltre.
Del resto, la crepa è un approccio, il trauma no.

Foto © Agostino Osio
DOMANDE ALL’ARTISTA
- LA VULNERABILITA’ – IMPOSSIBILE DA EVITARE- A TUO PARERE, E’ PIU PERICOLOSA QUANDO E’ COLLETTIVA, PERCHE’ SI DIFFONDE A MACCHIA D’OLIO; OPPURE QUANDO E’ SINGOLA PERCHE’ RESTA NASCOSTA E I SINGOLI INDIVIDUI NON NE PARLANO.
<<Tenere tutto all’interno comporta che ogni cosa, quando viene compressa poi esplode. Magari in seguito, ma con più forza. Quindi per quanto riguarda questo aspetto, ipotizzo che sia più pericolosa quando singola. Perché è nascosta e dunque repressa.>>
- PENSI CHE IL TUO LAVORO, COME QUELLO DI ALTRI ARTISTI, POSSA ESSERE DI AIUTO IN QUESTO MOMENTO O LE PERSONE DEBBANO OCCUPARSI DI ALTRI PROBLEMI?
<<La bellezza mette sempre in una condizione positiva; sono certo che sia maggiormente utile in un momento negativo anche se è plausibile che la gente sia concentrata in altre cose. L’arte avviene comunque aldilà di ciò che accade e la bellezza ha un ruolo fondamentale per il benessere psicologico soprattutto se fruibile. Al contrario, se inaccessibile marca un’impossibilità e quindi può generare una frustrazione. Per questo ho preferito attuare il l’invito ad esprimere il proprio pensiero con l’input della crepa.>>
<<Un esempio di quanto importante sia la bellezza, aldilà dell’arte: ipotizzando da un lato una quarantena vissuta in un luogo la cui finestra si affaccia su una ciminiera fumante o su una statale con negozi falliti; O dall’altro, quella la cui finestra affaccia sul mare. Questa è la prova di quanto utile possano rivelarsi l’arte, la cultura e la bellezza. Non tutti hanno la fortuna di affacciarsi su una scogliera, ma l’arte e la cultura possono generare bellezza che se non potrà salvare il mondo, potrà sicuramente migliorarlo.>>
- PENSI CHE IL LAVORO SULLA CREPA CHE HAI CONDIVISO SUI SOCIAL POSSA AVER CONTRIBUITO A QUESTO APPROCCIO ALLA POSITIVITA’, ALLA RESILIENZA?
<<Molte esternazioni che possono essere considerate resilienti sono state positive per chi ha condiviso la propria crepa sui social; il progetto ha scatenato la possibilità di contagiare molti con la sua positività. Ho ricevuto molte chiamate di conoscenti che hanno anticipato di voler condividere la propria crepa esternandomi intanto il proprio pensiero, anche se ho notato che quelle più malinconiche non sono state più condivise; molte di queste sono rimaste solamente verbali. Ho letto tutto questo più come un pretesto di sfogo o meglio la condivisione di uno stato d’animo che necessitava di liberarsi da un peso. E queste crepe, anche se sono rimaste più intime e confidenziali, sono state parte di questo processo universale generatosi da una fessura.>>

Foto © Agostino Osio
The Blue Drop ringrazia l’artista Andrea Francolino per l’ampia disponibilità e la Galleria Mazzoleni London-Torino per il supporto e la collaborazione.
