Ariel Spirito dell’Aria.
Un nome che si pronuncia in un soffio, leggero ma allo stesso tempo incisivo e particolare.
Un personaggio tratto dall’iperbolico e meraviglioso universo di Shakespeare. Uno spirito dell’aria. Poco importa se maschile o femminile.
Ariel dona a entrambi.
In un articolo precedente, si è già parlato un po’ di fate e della loro magnifica danza, dipinta nella meravigliosa opera di Karl Wilhem Diefenbach. La loro impalpabilità e il loro aspetto etereo.
Ma qui c’è una differenza. Ariel non è una fata o almeno non lo è nel modo più consono. E’ uno spirito, libero.
Il suo principale ruolo come personaggio ha luogo nella commedia “La Tempesta“, scritta nel 1611, appunto da Shakespeare. All’infuori di questo ruolo Ariel rappresenta più che altro un simbolo.
Sebbene nella commedia sia al servizio del mago Prospero, protagonista, Ariel è in realtà un artefice del proprio destino e di quello dei mortali che stanziano sulla sua isola. Potrebbe tranquillamente dominarli, invece sceglie di servire Prospero che, in quanto capace di incantesimi, potrebbe sfidarlo apertamente. Invece lo rispetta, perché è un uomo saggio e gli è riconoscente; inoltre ammira il coraggio con cui sfida la bestialità della natura, incarnata dal mostruoso Calibano.
La simbologia di Ariel al di fuori del teatro è appunto la libertà, la leggerezza e sicuramente la furbizia, un po’ come il Puck di “Sogno di una notte di mezza estate”, ma in maniera molto meno monella. Ariel possiede una sua dolcezza ed è molto leale.
Benché rappresentato nell’arte in molti modi, quello che qui prediligiamo è la versione del 1800–1810 circa dipinta da Johann Heinrich Füssli.
La scelta di questa versione per questa rubrica è dettata dal fatto che forse più efficacemente di altre opere, qui vengono contenute tutte i dettagli elencati fin ora.
La sua androginia: un viso ghignante che sembrerebbe quello di un maschio adornato di fiori rosa molto femminili. Un corpo tonico ambivalente. Il suo potere si esprime nel gesto delle braccia mentre con maestria cavalca in piedi una creatura della notte, come un pipistrello.
La mano di Füssli ricalca in questo dipinto la sua predilezione per temi quali l’incubo, il sovrannaturale, le forze oscure. Il suo Ariel spirito dell’aria, sintetizza il paradigma che lui comanda l’aria, non è subordinato ad essa. Ha un che di aggraziato ma anche di maligno.
Le nubi cariche richiamano proprio alla “Tempesta” mentre sotto di lui si intravedono appena dei personaggi che stanno per rimanere preda della sua magia, probabilmente i co-protagonisti della vicenda, Ferdinando e Miranda.
Il pittore era solito interpretare il rapporto fra arte e realtà con una frase eloquente: <<Dannata realtà che non smette mai di venirmi a disturbare!:>>.
Questo a significare che la sua inclinazione a trovare sempre il dato fantastico, onirico e sovrannaturale, travalicava anche la realizzazione di un’opera pittorica con dei canoni ben stabiliti.
Dare voce al Sublime e al coinvolgimento estetico ed estatico, anche di fronte ad una vicenda romantica, gradevole e piacevole come quella scritta da Shakespeare, la cui vita si compone come un sogno. L’interpretazione di Füssli è però sempre rivolta a sogni a tinte fosche.
Del resto, come scrivo spesso in questa rubrica, vi sono anche tante favole dal lato oscuro.
Fairy Tale – Ariel Spirito dell’Aria
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Johann Heinrich Füssli, “Ariel“, 1800-1810 ca., Collezione Privata
