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L’Eco nello specchio

Tutto nella vita è mistero. 

Tutto è illusione, tutto è sogno.

 <<Noi siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni>> (questo è tratto da “La Tempesta”). 

Sogno di una notte di mezza estate.

L’Eco nello Specchio 

Ho sempre adorato questo tipo di suggestioni, queste frasi emblematiche che vanno ad unire la lettura alla riflessione, alla suggestione e alle cose che trovi intorno a te. Che direste se vi dicessi che nella realtà della mia giornata (anzi della mia giornata in spiaggia) sono stata preda della stessa ispirazione che molto probabilmente colse uno dei più grandi, stupefacenti artisti del circondario Surrealista? 

Ad essere sincera, ho scritto poco in questo ultimo periodo. Sono stata preda di quella che chiamano “Tristezza Estiva”. In una atmosfera come quella Post Covid (o Pre Covid, secondo le nuove matrici in atto) è difficile pensare al futuro o a un futuro radioso. C’esta la vie, ma C’est moi aussi

Ma andiamo avanti con le nostre corrispondenze, dalle nostre gocce blu. Parliamo del L’Eco nello specchio.

Conoscete René Magritte? Se non lo conoscete, dovreste, ma solo per il fatto che la sua arte è talmente contorta, simbolica, intimista e allo stesso tempo epifanica, ossimorica, che rappresenta (a mio parere) il primo e forse più perfetto esempio di un’arte che si può apprezzare e basta, in quanto capirla è davvero un’impresa. Una delle più definitive sintesi del gap tra apprezzare l’arte fine a sé stessa e apprezzarla per il contenuto, per il significato e per quello che questo comporta sulle nostre emozioni primarie. 

Magritte è un Surrealista. Paradossalmente è il meno stravagante del gruppo, con una vita ordinata, una sola moglie per tutta la vita, una villetta con giardino a nord di Bruxelles e il soprannome che spiega tutto: il sabotatore tranquillo. Ciò su cui focalizza maggiormente la sua opera è l’oggetto. Un po’ alla maniera di Duchamp, ma esclusivamente sulla tela, lui prende gli oggetti più comuni o le persone più banali (tipo un signore in bombetta) per dargli una posizione, un contesto e un uso del tutto scardinati dal reale. 

Non ha una ossessione psico-analitica, non cerca un contatto con l’inconscio, né il suo (come Dalì), né quello dello spettatore (come Mirò). Il suo rapporto con il sogno è legato alla validità illusoria, fumosa e addirittura romantica del sogno. Cioè, non è interessato al sogno per quello che vorrebbe dire sul lettino di uno psicoanalista, ma per quello che il sogno davvero è. 

<<Noi, siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”>> 

Penso che nessuno saprebbe interpretare Shakespeare come Magritte, da un punto di vista grafico e visuale. Nel sogno, le cose diventano assurde, gli oggetti diventano proiezione delle nostre stesse braccia e gambe. La sua arte viene per questo definita “illusionismo onirico”: cioè una cosa non vera, un miraggio per l’occhio in una dimensione di sogno. Più aldilà dello specchio di così… 

Per non parlare della metafisica retorica dei suoi titoli; non per niente lui è l’uomo di questa NON è una pipa ma la sua rappresentazione. Scrivere una cosa del genere significa creare una barriera invisibile e insormontabile fra ciò che è la realtà fattuale delle cose e la dimensione magnificamente irreale, tuttavia verosimile, che solo l’arte può dare. Roba da far impallidire Schopenauer! Per cui abbiamo parlato di specchio, di sogno, di illusione e di immagine onirica. Sono argomenti ampiamente trattati nelle tele di Magritte. Voglio partire da tela in particolare.

René Magritte, "Il falso specchio", 1928, The Museum of Modern Art, New York
René Magritte, “Il falso specchio”, 1928, The Museum of Modern Art, New York

L’occhio del cielo, che tutto vede.

Il Falso Specchio“, dipinto nel 1928; l’opera rappresenta  un grosso iride del colore di un cielo sereno, con tanto di nuvole. Di primo impatto potrebbe sembrare che stia guardando lo spettatore; tuttavia la dimensione dell’occhio, che prende tutta la tela, lo rende più che altro una sorta di finestra in cui perdere letteralmente la vista, senza possibilità reale di capire che cosa si stia osservando. Se visto da una certa distanza, si può assimilare l’idea dell’occhio lucido quale specchio per un cielo al di sopra del possessore dell’occhio. Una cosa quasi normale.

Ma il titolo parla chiaro. Lo specchio è falso. Quindi il cielo che si vede è all’interno della sclera. E’ l’anima di quell’individuo? La sua fantasia? O semplicemente la sua interiorità. O magari quello non è un individuo, ma qualcosa di superiore. Del resto in molte rappresentazioni artistiche, anche molto più arcaiche, l’occhio nel cielo tutto vede e tutto sa.

Conoscere quest’opera, per  gli esperti del mestiere, è abbastanza da manuale (di storia dell’arte). Ciò che mi ha colpito di più è stato un’altra opera, meno nota. Si intitola “L’Eco” ed è datata 1944. Appare immediata la differenza tattile con “Il falso specchio“. Le pennellate sono sfaldate, l’atmosfera è nebbiosa, vi è un sottile riferimento alla modalità di dipingere di Renoir o meglio ancora di Van Gogh. Non vi è traccia della saldezza dell’occhio, ne della concretezza delle nuvole. Eppure qualcosa in comune c’è.

René Magritte, "L'Eco", 1944, collezione privata
René Magritte, “L’Eco”, 1944, collezione privata

Nel sopito paesaggio quasi lunare stanno: un albero solitario, un sentiero che vi ci conduce. Una luna che appare pallida da dietro delle nuvole cariche che però, maestosamente, si fanno da parte. E in tutto questo, l’eco?

Se ci pensate, che l’eco potrebbe essere un meravigliosa creatura del mondo magrittiano. Una voce, senza corpo, senza realtà che tuttavia esiste e che è una rappresentazione invisibile di qualcosa di reale come la  voce umana. Ora si tratta di un semplice gioco di ambigue corrispondenze: se nel primo quadro la pupilla nera era il sole nero del cielo interiore del misterioso personaggio divino, allo stesso tempo la luna pallida di questa seconda opera potrebbe essere la stessa pupilla del medesimo occhio.

Abbiamo due cieli e due occhi. Entrambi a contatto con un mondo che può essere allo stesso tempo vero e irreale, che può essere mistero e immaginazione.  Solo che in uno dice “specchio” e nell’altro dice “eco”.

Ma entrambe sono in modo “magrittiano” sintesi di qualcosa di vero e di non vero. L’Eco nello specchio. Come diceva Magritte <<tutto nella vita è mistero.>>.

Per cui a questo punto, è solo una questione di parole:

 mistero – illusione- finzione – eco – specchio – magia – sogno – oggetto.  Sono solo coniugazioni dello stesso bellissimo concetto, nel quale si può credere.

E se ci credi, forse riesci anche a vederlo. Perché ho deciso di scrivere tutto questo? Perché se mentre stai guardando il mare e vedi un cielo del genere…

L'occhio che tutto vede

…puoi pensare che forse il maestro belga non fosse così distante dal interpretare il mondo come qualcosa di magico. 

Buoni ultimi giorni d’estate, anche se Magritte la dipingerebbe con la neve. Ma anche questo non sarà che un sogno. 

L’Eco nello specchio by The Blue Drop

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