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Iconoclastia Contemporanea

EIKON KLAO

Letteralmente “rompo un’immagine

Da lì la parola “iconoclastia”. Una parola dal suono nobile, affascinante, con l’eleganza dello “stia” finale.

Se proverete a pronunciarlo vi renderete conto di quanto suoni armonico.

Una parola dall’energia negativa verso ciò che è ritenuto pericoloso, sconveniente, non idoneo: un attacco contro qualcos’altro.

Cosa significa “iconoclastia” veramente?

Esiste Iconoclastia Contemporanea?

Per parlarne bisogna partire con un po’ di storia. Anche se l’iconoclastia in generale vive sempre, poiché sempre dimora nell’intolleranza. E’ figlia del suo tempo, come l’arte. Poiché, infatti, si lega, indissolubilmente all’immagine visiva.  

E’ figlia anche di un sentimento avverso contro qualcosa che riteniamo diverso dai nostri canoni retti ed equilibrati.

Esempio di affresco bizantino danneggiato da azioni iconoclaste

Ad esempio, reprimere un certo tipo di vestiario è una forma di iconoclastia, in quanto si sta impedendo che una certa immagine sia visibile agli occhi degli altri. Questo perché il credo di un altro ritiene che sia sconveniente.

L’iconoclastia contemporanea deriva dall’intolleranza. Anche se quasi sempre è spacciata per decoro, religione, credo, rettitudine, visione progressista, presa di posizione e opposizione politica.

L’iconoclastia nacque da un problema di ordine religioso, teologico e naturalmente sociale.

Nella sfera teologica la questione derivava principalmente dalle domande:

  • “Può l’uomo realmente rappresentare in forma grafica, visuale ed artistica la figura di Dio Onnipotente?”
  • “Se può farlo, significa che l’uomo è un pari di Dio ed è una cosa che Egli permette?”
  • “E se così non è, rappresentare quella figura senza che Egli veramente sia Dio equivale a rappresentare un falso Dio, un idolo materiale a cui però votare la devozione che spetta solo al vero Dio”?

Da lì, l’idea che rappresentare Dio, Santi, angeli ed altro equivalesse a idolatrare degli idoli, cosa che secondo la Bibbia, il Corano e la Torah non è consentito. Il grosso di questa disputa cominciò a diventare realmente un dibattito verso il IV secolo, con azioni di reale vandalismo finanche a guerriglia urbana e tensioni gravi fra impero bizantino e Chiesa.

Anche il passaggio dal politeismo al monoteismo lasciò dietro di sé un po’ di distruzione iconografica, poiché la credenza era sfociata ben presto nel fanatismo (intolleranza, appunto) arrivando a distruggere statue di déi pagani e templi bellissimi. Basti pensare al tempio di Roma dedicato a tutti gli déi, trasformato in chiesa. Quello che noi oggi lo chiamiamo e conosciamo come Pantheon.

Ma sarebbe cosa lunga e molto complicata spiegare tutte le dinamiche, aggravate da tensioni politiche, eventi storici, susseguirsi di papi e sovrani e le influenze di religioni meno tolleranti.

Rilievo del Duomo di Utrecht mutilato
Rilievo del Duomo di Utrecht mutilato

L’idea di partenza dunque è: una immagine reca con sé qualcosa che profondamente offende il credo dell’opinione sociale diffusa, o per lo meno quella della maggioranza che più conta. Alimentata anche dal fatto che la possibilità di esprimere propri pensieri era piuttosto limitata e che non vi erano così tante preferenze da esprimere. A meno di non essere filosofi.

In giro vi sono moltissimi articoli sulla questione. Nel periodo estivo era l’argomento in cima all’onda, si parlava di cronaca. Poi sono arrivati le analisi di storici, professori, esperti. E per finire i blogger.

Noi cerchiamo di fare qualcosa di diverso (come sempre). Cerchiamo di analizzare questo argomento nel modo in cui sappiamo fare meglio. Non come una ondata di disagio sociale dilagante (cosa che pure è) ma con un occhio su quello che rappresenta e nel modo di fruire le opere oggi.

Iconoclastia Contemporanea. Parliamo quindi dei tempi attuali.

Tempi contemporanei, libertà assoluta di diffondere, rappresentare, venerare, riprodurre, ed ancora implorare, suggerire, spiegare, qualsiasi tipo di contenuto iconografico (anche se di reale iconografia non si tratta).

La questione di partenza di questa epoca è l’immensa, epocale disponibilità di poter esprimere la propria opinione (e questo è bene) anche quando non si sa esattamente cosa e perché lo si fa (e questo è male).

Il nostro è un universo iconografico. Si fa tutto attraverso le immagini. Si scrive con le immagini, si costruisce la propria identità e il proprio valore attraverso le foto. Per cui, cosa gli impedisce di diventare un universo iconoclasta? Iconoclastia contemporanea.

Le immagini, la mera rappresentazione visiva, di qualunque ambito si tratti, pure la più infima, ha raggiunto uno status quasi sacro. Si seguono le immagini ancora più del contenuto.

Statua dell'Albert Pike Memorial a Washington
Statua dell’Albert Pike Memorial a Washington

Ergo, le immagini, che siano su carta, su marmo o su codice binario, costituiscono uno status di sacralità. Tuttavia La loro importanza è inversamente proporzionale alla loro diffusività ed è questo che le rende allo stesso tempo icone e immagini di nessuno del web. Ci si rifà a loro e allo stesso tempo il vederle deturpate non scatena più nessuna reazione, proprio perché ormai ne siamo assuefatti.

L’essere umano è dunque un paradosso vivente. E’ ambiguo per natura; E stiamo sempre più andando verso una realtà in cui l’uomo acuisce le proprie ambiguità anche perché non sa. Non sa parlare, non sa studiare, non sa vedere cosa una statua, una foto, un’opera d’arte può offrire aldilà della mera apparenza.

In nome di cosa? Della religione? Del progresso? Della giustizia? Della verità.

Dettaglio della Statua di Cristoforo Colombo spinta per terra a St. Paul in Minnesota
Dettaglio della Statua di Cristoforo Colombo spinta per terra a St. Paul in Minnesota

L’uccisione a sangue freddo di un ragazzo di colore nella cronaca americana da parte di un poliziotto. Un episodio di bullismo sfociato in omicidio ai danni di un ragazzo sempre di origini miste.

Questo è razzismo. Ma cosa c’entra il razzismo con le statue di Cristoforo Colombo o addirittura con la statua della Sirenetta di Copenaghen, definito “pesce razzista”?

  • L’accumulo implacabile di punti di vista
  • La libertà sfrenata di fare e dire tutto e il giorno dopo di fare e dire esattamente il contrario
  • L’illimitata possibilità di contattare ogni persona del pianeta tramite la rete social
  • La continua e obesa diffusione di notizie (molte delle quali scritte attraverso canali sbagliati e da persone non competenti)
  • Ma soprattutto quella irrefrenabile voglia di essere sempre in prima linea a voler trasformare qualunque cosa in una polemica. Solo perché essere la voce contraria del gruppo è quanto di meglio per apparire.

Il tutto si riversa sulle immagini e attraverso di esse.

Iconoclastia Contemporanea.

Si crea dunque un maelström di immagini che alimentano sé stesse e tutto l’odio e l’ignoranza e l’intolleranza che recano in sé.

Ma qui non si parla di intolleranza dei bianchi contro i neri.

Un'altra statua di Cristoforo Colombo, decapitata a Boston
Un’altra statua di Cristoforo Colombo, decapitata a Boston

Questo tipo di intolleranza deriva dalla sotto-cultura attuale verso l’arte storica e verso quelle forme di cultura che ancora dimostrano il valore del passato di ogni paese e ancora ci ricordano chi siamo stati. Gente d’arte, di cultura, di esplorazione, di bellezza.

Solo parlando di sotto cultura si può in qualche modo dare un nome ad un movimento che attacca la statua di Cristoforo Colombo perché rappresenta l’inizio dello schiavismo. O il presunto razzismo di Gandhi. O il presupposto maschilismo di Martin Luther King.

Della Sirenetta di Copenaghen non fatemi dire, vi prego, sto cercando ancora io di accettare la connessione che hanno tirato fuori per trovare il giusto alibi per vandalizzarla.

Statua della Sirenetta a Copenaghen, dopo la vandalizzazione
Statua della Sirenetta a Copenaghen, dopo la vandalizzazione

Le statue, le opere d’arte, gli omaggi agli uomini e alle donne che hanno fatto la storia, le opere architettoniche, le chiese, i templi, i monumenti non sono solo tesori preziosi. Sono indizi del fatto che l’uomo si evolve e si trasforma, cambia forma, cambia stile e soprattutto cambia mente.

La storia è come un fiume. Va in avanti ma a volte senza accorgersene assiste a cose familiari. In questo caso l’iconoclastia contemporanea non è in nome della religione ma in nome del “politically correct”, in una visione leggermente distorta, melodrammatica e del tutto irrispettosa per quello che l’arte e la memoria storica rappresentano.

Il prossimo passo potrebbe essere un “Medioevo Contemporaneo“: inneggiare alla terra piatta, screditare le teorie scientifiche, credere a demoni nel cielo che prendono il controllo del nostro cervello, negare la medicina, nutrirsi di cose che non proiettano l’ombra.

Non è che forse ci siamo già?

https://thebluedrop.eu/

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