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The lady is a Tramp!

Ciò che colpisce guardando quest’opera possono essere due cose: la donna nuda o il bellissimo colore del cielo. Sebbene il secondo sia la cosa meno importante o meno “viva” della scena, è anche il dettaglio che ricopre di più la superficie della tela. A me fece venire in mente subito la tappezzeria di una qualche camera foderata, con quel tocco di ingiallita usura che dà il tempo. Mi ricordava quando si visitano i palazzi reali ancora perfettamente conservati. La cosa bella è che anche Felicien Rops dipinse il cielo sulla sua effettiva presenza in una stanza di raso azzurro. Era innegabile il nostro feeling.

Era il 1878 quando Felicien terminò di dipingerla, un’opera a metà strada fra un’illustrazione iconografica  e un pamphlet sulle avventure libertine della corte francese. All’epoca Felicien era un belga di 45 anni, attirato da quella che lui stesso definì “la sua piccola intossicazione” parlando dei vizi dorati di Parigi. E’ un uomo affascinante, allegro, ironico, che frequenta il meglio della vita sociale bohème ma senza la propensione autodistruttiva alla Modigliani. Vive con due sorelle che fanno le sarte, sono entrambe sue amanti e hanno dei figli. Le prostitute che frequenta sono amiche, modelle, muse. Non è un tipo da dipingere una donna nuda con l’intento di denigrarla ma al limite di prendere in giro il mondo che la circonda.

La protagonista del quadro è una Dea Bendata che passeggia. Tuttavia, come cantava Mitzi Green, “The Lady is a Tramp” ovvero la Signora è una vagabonda (termine edulcorato…). Sebbene Rops non potesse conoscere la frase della canzone, le due parole che la compongono sembrano destinate in modo ambiguo, simpatico e intelligente alla duplice natura di questa figura: una Signora nel senso modista del termine, per le belle scarpe, le calze di seta, i guanti lunghi e i gioielli. Tuttavia, per l’atteggiamento e altri dettagli, come quello che sia nuda, viene resa valida l’ipotesi che ella possa essere anche un po’ facile. Una cortigiana insomma.


E’ sempre stato divertente il paradosso di questi due termini messi a confronto, in quanto andare con una cortigiana, era tutt’altro che facile. Bisognava essere molto ricchi o meglio ancora molto potenti, avere peso a corte e garantirle protezione. Poi riempirla di regali costosi, accogliere e sfamare tutta la piccola corte che la Signora si attirava intorno, compreso l’entourage. Per il loro atteggiamento meno rigido e più progressista, le cortigiane furono dei mecenati stupendi, favorendo l’arte e la cultura e il sapere illuminato, più di tante teste coronate. Le “Arti”, rappresentate qui, sono quattro figure nel fregio del tempio sopra cui la Signora si muove con fare ondeggiante; ma sono tutt’altro che esaltate. Sono chiuse, in posizioni di rifiuto e negazione, abbandonate a pianti dirotti e con il viso fra le mani.
Signora lo è, ma non è Cortigiana.
La placca recita molto chiaramente “Pornocrazia” laddove porno in greco era senza mezzi termini “prostituta”. Rops, con simbolica eleganza e una buona dose di ironia, crea un rebus in cui lo spettatore è invitato a indovinare quale sia la parola nascosta.
Pornocrazia, il governo delle prostitute, un anacronistico Partito dell’Amore, in cui a camminare a testa alta sono le donne di malaffare. Ma è il maiale a guidare la Signora, talmente persa nei suoi vizi da non aver bisogno nemmeno di guardare? Oppure il potere di Lei è tale che si permette di utilizzare il “porco” come suo sottoposto, come animale da passeggiata, al pari di una moderna maga Circe che punisce gli uomini per la loro presunzione? La cosa interessante è che nelle opere di Rops (e se ne vedranno altre su questo blog) la figura femminile, che sia moglie, venditrice, prostituta, ballerina, carne o simbolo, è sempre in una posizione di parità o di superiorità rispetto al maschio. I puttini che rappresentano gli amori, ormai passati, vecchi e stantii della Signora, sono tutti maschietti che scappano di fronte alla ormai situazione in cui l’amore non esiste più e nella borghesia viziata e viziosa è “l’amore facile” a farla da padrone. La Signora è trionfante nel suo puro esibizionismo, non deve vergognarsi e può andare in giro anche bendata, visto che c’è il suo fido animale a guidarla. Cammina sul fregio del tempio, non sulla scalinata assieme ai filosofi, ne ha raggiunto i vertici.
Il periodo in cui Rops e i suoi colleghi vivono e lavorano, è un periodo enormemente ricco: impressionisti, simbolisti, veristi, bohemiens… ogni loro singola azione scaturisce da una forte spinta contraria verso nemici importanti: la borghesia, l’Accademia, la religione.
Per cui, le Arti calpestate dalla Signora, non sono intese come denigrazione dell’arte del suo tempo o dei suoi colleghi, ma critica a quella ridondante ricerca della perfezione classica che ormai era stantia e faceva annoiare chi aveva un’anima simbolica o una percezione più ampia. Tanto è vero che quando venne esposto nel 1886 alla mostra di LES XX (l’equivalente belga del Salone degli Artisti Indipendenti) suscitò ancora scandalo.
C’è chi ipotizzò che Rops avesse deciso di rifarsi ad un trattato del filosofo-anarchico Proudhon quando nel 1875 scrisse La Pornocratie ou les femmes dans les temps modernes (le donne dei tempi moderni). Letta così, anche il quadro può essere letto in una accezione riferita al sessismo e alla denigrazione femminile. Potete vederla come volete: ma io in questa testa alta, in questa eleganza di dettagli e nella assoluta mancanza di interesse verso il mondo che la guarda (chi con schifo, chi con rammarico, chi con desiderio) ci trovo una vittoria della Signora. Mentre tutto ciò che è il porcile ipocrita intorno a Lei, è tenuto al guinzaglio. Sarà porno, ma le redini del potere le tiene Lei.

In illustrazione:

  • Felicien Rops, Pornokratès o, La dame au cochon o La donna con un maiale, 1878, Musée provincial Félicien Rops
  • Charles Carolus-Duran, Portrait of Julia Tahl known as Mademoiselle Alice de Lancey, 1876 – Petit Palais, Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris, Paris

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